Ricci di mare: un tesoro di biologia marina.
27 Novembre 2025
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I ricci di mare sono tra gli organismi più sorprendenti del Mediterraneo: creature apparentemente semplici, ma dotate di meccanismi biologici che stanno rivoluzionando il nostro modo di pensare ai sistemi nervosi e alla percezione animale. Negli ultimi anni, nuove ricerche hanno rivelato che il loro corpo ospita una rete neurale diffusa estremamente complessa, capace di coordinare sensi, movimenti e risposte ambientali. Un modello naturale che oggi attira l’attenzione di biologi, ecologi e persino ingegneri.
In questo articolo indaghiamo il loro sistema nervoso diffuso, le sue implicazioni per l’evoluzione cerebrale, le sorprendenti capacità sensoriali e alcune curiosità che fanno dei ricci di mare un modello ispiratore per tecnologie personalizzate, adattive e “su misura”.

Un organismo antico che parla il linguaggio del futuro.
La vita dei ricci di mare sembra scritta su una pergamena doppia. Da un lato sono creature antiche, presenti da oltre 450 milioni di anni; dall’altro possiedono una struttura biologica che somiglia, in modo sorprendente, ai sistemi tecnologici più moderni: reti distribuite, processi decentralizzati, adattamento continuo.
Durante la metamorfosi — quel momento in cui la larva diventa adulto — il riccio di mare abbandona la classica simmetria bilaterale degli animali “tradizionali” e si avvia verso una struttura a cinque raggi, come se riscrivesse il proprio schema corporeo da zero.
Questa trasformazione non è solo spettacolare: è anche una finestra sull’evoluzione della complessità. Studi recenti hanno mostrato che, nel passaggio alla forma adulta, si attivano programmi genetici simili a quelli che regolano la formazione della testa nei vertebrati, compresi i geni associati allo sviluppo del cervello.
Un esempio perfetto di “tecnologia naturale” che plasma se stessa in base al contesto.
Il corpo come un cervello: il sistema nervoso che sfida le definizioni.
Quando pensiamo a un cervello, ci viene spontaneo immaginare un nucleo compatto, una centrale operativa. Nei ricci di mare accade un fenomeno diverso: non c’è un cervello centrale, ma una rete complessa distribuita in tutto il corpo.
È come osservare una città senza un municipio: ogni quartiere possiede un pezzo fondamentale dell’amministrazione e l’intero sistema funziona grazie alla cooperazione continua tra unità specializzate.
All’interno di questo laboratorio vivente troviamo:
- centinaia di tipi diversi di neuroni;
- geni tipici del sistema nervoso centrale dei vertebrati;
- una rete integrata che coordina movimento, difesa, percezione e comportamento.
Questa struttura “a diffusione” ricorda alcune architetture dell’informatica moderna: sistemi distribuiti, reti neurali artificiali, tecnologia adattiva che non dipende da un singolo punto di controllo.
Una natura che anticipa la tecnologia e, a tratti, la supera.

Vedere senza occhi: la fotobiologia segreta dei ricci di mare.
Tra le scoperte più sorprendenti c’è la loro capacità di percepire la luce pur non avendo occhi. Una contraddizione solo apparente.
I ricci di mare possiedono cellule con fotorecettori distribuite in varie parti del corpo, in particolare nelle spine e nei pedicelli ambulacrali. È come se ogni spina fosse un piccolo sensore, un pixel di un’immagine che l’animale ricompone attraverso la propria rete neurale diffusa.
Questo significa che:
- possono distinguere cambiamenti luminosi;
- reagiscono a ombre e movimenti;
- sincronizzano il proprio comportamento ai cicli giorno–notte;
- possiedono un “occhio globale” che percepisce il mondo come una costellazione di stimoli luminosi.
Una lezione preziosa per chi studia sensori distribuiti, robotica morbida e dispositivi adattivi a basso consumo energetico.
Curiosità marine e spunti per la tecnologia su misura.
Il riccio di mare non è solo un prodigio di biologia: è anche un manuale vivente di innovazione.
Ecco alcune curiosità che lo collegano sorprendentemente alle nuove tecnologie “personalizzate”:
• Reti distribuite come modelli per l’IA adattiva
Il loro sistema neurale diffuso ricorda gli algoritmi che apprendono senza un’unica rete centrale: perfetto per sviluppare sistemi di intelligenza artificiale più resilienti e personalizzabili.
• Fotorecettori a 360° e sensori ambientali
L’idea di “vedere con il corpo” ispira già alcune ricerche su robot subacquei con sensori sparsi sulla superficie, in grado di adattarsi alle condizioni marine per monitorare ecosistemi vulnerabili.
• Metamorfosi come paradigma di flessibilità biologica
La capacità del riccio di mare di riscrivere il proprio schema corporeo ricorda certi software modulari che si riconfigurano per ottimizzare risorse e prestazioni.
• Bioispirazione per tecnologie sostenibili
La loro efficienza energetica — un sistema nervoso complesso che consuma pochissimo — è uno stimolo per progettare dispositivi a basso impatto, in linea con la ricerca di una tecnologia “su misura” per ambiente ed esigenze umane.
In un’epoca in cui la tecnologia cerca di essere sempre più su misura, adattiva e rispettosa dell’ecosistema, i ricci di mare dimostrano che la natura ha già trovato la strada molto prima di noi.
Queste creature, apparentemente semplici, custodiscono una sapienza evolutiva che oggi possiamo studiare non solo per capire il mare, ma per progettare innovazioni più armoniche, intelligenti e aderenti alle nostre esigenze.
Un piccolo organismo che, silenzioso, ci ricorda come la scienza sia spesso una finestra sulla creatività della natura — una creatività che possiamo ascoltare, imitare, e forse un giorno eguagliare.