Deforestazione: Amazzonia e non solo

Ambiente Mare Italia - AMI Informa

12 Ottobre 2022

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La deforestazione e la conseguente crisi del suolo che sta investendo gran parte delle zone più rigogliose del Pianeta è una problematica al centro delle attenzioni delle Istituzioni internazionali.

L’Europa nell’ultimo anno ha dibattuto a lungo nelle proprie sedi per porre un rimedio al decadimento delle zone forestali. All’interno del pacchetto Fit for 55, infatti, uno dei punti salienti dell’intervento normativo riguardava la tassa sul carbone di frontiera, uno strumento tributario per contrastare le importazioni di prodotti da zone soggette a deforestazione.

L’Europa nonostante risulti una delle aree con il tasso di deforestazione più basso, alimenta la propria economia di importazione sfruttando per gran parte dei traffici di materie prime alimentari, zone come il Brasile ad alto tasso di deforestazione. I più critici verso questa tendenza dell’Ue definiscono questa pratica un vero finanziamento alla deforestazione per il soddisfacimento delle esigenze economiche comunitarie.

Solamente nel mese di settembre l’agenzia brasiliana per la ricerca spaziale (Inpe), ha riscontrato l’ennesimo record negativo per il degrado forestale amazzonico. Nelle 4 settimane che hanno preceduto il primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile, il paese ha registrato i valori di deforestazione dell’Amazzonia più alti dall’inizio delle rilevazioni, nel 2015, attestati intorno ai 1455 km2 di foresta tropicale distrutta. Un’area più vasta del Comune di Roma.

Rispetto allo stesso mese di un anno fa, si è registrato un vero e proprio boom di deforestazione dell’Amazzonia: l’incremento è stato del 48%. Valori che bastano per infrangere il record precedente, segnato a settembre 2019, all’inizio del mandato di Bolsonaro.

Record di deforestazione che si succedono, mese dopo mese, ormai dal 2021.I dati di quest’anno parlano, per i primi 9 mesi, di 8590 km2 di foresta tropicale persi. Rispetto all’anno passato, l’aumento è stato del 22,6% e ad agosto, la deforestazione in Amazzonia aveva segnato addirittura +80% sullo stesso mese dell’anno precedente, un’area di oltre 1.600 km2 ovvero più di 9 volte Milano.

La deforestazione non si limita alla sola foresta amazzonica. Sono molte le zone verdi colpite dai metodi produttivi di sfruttamento del territorio. Un report del WWF stima che sono 11 le aree maggiormente soggette a perdita di verde. La maggior parte di esse si trova ai tropici, e spaziano dall’Africa centrale, al Sud America fino all’Australia.

Questi luoghi contengono la più ricca concentrazione di biodiversità al mondo, comprese le specie in via di estinzione e sono tutti aree fondamentali per molte comunità indigene.

Se il trend di distruzione non viene invertito, entro il 2030, queste zone faranno registrare oltre l’80% della perdita di foreste a livello globale.

“Senza correttivi immediati, tra il 2010 e il 2030 perderemo in questi fronti di deforestazione fino a 170 milioni di ettari di foreste”- afferma Isabella Pratesi, Direttore programma di Conservazione Internazionale del WWF Italia- “un bosco che si estende in tutta la Germania, la Francia, la Spagna e il Portogallo spazzato via in soli 20 anni”.