Entra in vigore il Trattato sull’Alto Mare: svolta storica per la tutela degli oceani.

Ambiente Mare Italia - AMI Informa

23 Gennaio 2026

Politiche ambientali

Il 17 gennaio 2026 è ufficialmente entrato in vigore il Trattato sull’Alto Mare delle Nazioni Unite: il mare aperto, per secoli considerato uno spazio senza confini e senza regole, entra oggi in una nuova fase della sua storia.

Dopo oltre vent’anni di negoziati, confronti scientifici e diplomatici, il mondo si dota finalmente di uno strumento giuridico vincolante per proteggere l’alto mare: un’area immensa, cruciale per la biodiversità, il clima globale e il futuro delle generazioni che verranno.

La comunità internazionale compie un passo decisivo verso la tutela delle acque che si estendono oltre le giurisdizioni nazionali e che rappresentano una parte fondamentale dell’equilibrio del nostro Pianeta.

Cos’è il Trattato sull’Alto Mare?

Il Trattato, formalmente noto come Agreement on Biodiversity Beyond National Jurisdiction (BBNJ), è un accordo internazionale adottato nell’ambito della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS) e finalizzato a garantire la conservazione e l’uso sostenibile della biodiversità marina nelle aree al di fuori della giurisdizione nazionale.

L’oceano oltre i confini nazionali — spesso indicato semplicemente come alto mare — rappresenta circa due terzi della superficie degli oceani e quasi la metà della superficie terrestre totale. Questo enorme spazio è cruciale per il clima globale, la regolazione del carbonio, la produzione di ossigeno, la pesca, la cultura e l’economia globale. Eppure, fino a oggi, ha goduto di minori tutele giuridiche rispetto alle acque territoriali o alle zone economiche esclusive degli Stati costieri.

Il lungo cammino verso l’entrata in vigore.

I lavori per un accordo internazionale sull’alto mare sono iniziati oltre vent’anni fa, nel contesto dei negoziati globali sul diritto del mare e sulla biodiversità marina. Il 19 giugno 2023, a New York, il testo è stato finalmente approvato dalle Nazioni Unite e firmato da 145 Stati, dopo anni di discussioni multilaterali e intense consultazioni tecniche .

Per diventare effettivo come strumento giuridicamente vincolante, era però necessaria la ratifica da parte di almeno 60 Stati. Questo obiettivo è stato raggiunto il 19 settembre 2025, in occasione della Settimana di Alto Livello delle Nazioni Unite, con paesi come Marocco e Sierra Leone che hanno completato il conteggio necessario.

A partire da quella data, 120 giorni dopo, il Trattato è entrato effettivamente in vigore il 17 gennaio 2026. Attualmente, il Trattato è stato ratificato da 83 Stati.

Perché questo Trattato è così importante.

Il cuore dell’accordo è chiaro: creare meccanismi efficaci per proteggere la biodiversità nelle acque internazionali, dove specie migrano liberamente e dove ecosistemi straordinari — dai banchi di plancton alle grandi creature pelagiche — sostengono l’equilibrio climatico e biologico del Pianeta.

Per la prima volta, gli Stati possono proporre e votare Reti di Aree Marine Protette (AMP) nell’alto mare, aprendo la strada a vere “aree di rifugio” per fauna e flora marina che sino ad ora erano praticamente scoperte.

Il Trattato prevede anche l’obbligo di valutazioni di impatto ambientale per qualsiasi attività che potrebbe compromettere gli ecosistemi dell’alto mare, comprese pesca eccessiva, estrazione mineraria dei fondali, inquinamento plastico e chimico e nuovi rischi emergenti legati alle tecnologie.

Inoltre, grazie ad articolati meccanismi di cooperazione scientifica e trasferimento tecnologico, i Paesi in via di sviluppo possono accedere a conoscenze e strumenti per partecipare alla protezione di queste acque comuni, riducendo disuguaglianze storiche nella governance oceanica.

Un contributo essenziale alla lotta al cambiamento climatico.

Non va dimenticato che gli oceani giocano un ruolo cruciale nel regolare il clima globale, assorbendo circa un quarto delle emissioni di CO₂ generate dall’uomo e mitigando così gli effetti del riscaldamento globale. Un oceano sano è un Pianeta più resiliente, capace di sostenere la vita umana e naturale.

Il nuovo Trattato non solo protegge la biodiversità, ma rafforza la capacità del sistema Terra di continuare a svolgere queste funzioni vitali, contribuendo agli obiettivi globali di sviluppo sostenibile.

Un futuro di cooperazione e responsabilità globale.

Ora che il Trattato sull’Alto Mare è parte del diritto internazionale, si apre una nuova era di governance oceanica multilaterale, con la prima Conferenza delle Parti (COP) attesa entro la fine dell’anno per consolidare l’attuazione delle nuove regole e pianificare le prime AMP proposte.

È un invito alla comunità internazionale — Governi, cittadini, scienziati, imprese e organizzazioni — a lavorare insieme per difendere un bene comune che appartiene a tutti: il mare aperto.

Grazie a questo Trattato entriamo in una nuova epoca di responsabilità collettiva per il futuro degli oceani, un passo decisivo verso mari più sani, economie più sostenibili e un clima più stabile.