Specie aliene invasive: ospiti non invitati che cambiano i nostri ecosistemi.

Ambiente Mare Italia - AMI Informa

11 Febbraio 2026

Specie Aliene Invasive

Le specie aliene invasive, o IAS, sono animali, piante o microrganismi che vivono in un luogo dove normalmente non si trovano, perché l’uomo li ha portati lì, volontariamente o per caso. Quando riescono a stabilirsi e a diffondersi rapidamente, possono competere con le specie locali, alterare ecosistemi e creare problemi economici o sanitari.

Negli ultimi decenni, con il commercio globale, i viaggi e i trasporti internazionali, molte specie si sono spostate ben oltre il loro territorio originale:

  • sono state introdotte più di 37.000 specie aliene in tutto il mondo;
  • di queste, circa 3.500 sono considerate invasive, con effetti concreti sull’ambiente e sulle attività umane;
  • gli scienziati le indicano come una delle cinque principali cause della perdita di biodiversità, insieme a cambiamenti climatici, inquinamento, sfruttamento del territorio e uso intensivo delle risorse naturali;
  • si stima che causino oltre 400 miliardi di dollari l’anno in danni e costi di gestione, colpendo agricoltura, pesca, foreste e turismo.

La situazione in Italia.

L’Italia, con la sua varietà di ambienti e climi, è particolarmente vulnerabile. Secondo l’ultimo rapporto ISPRA, sono presenti oltre 3.800 specie aliene, delle quali circa il 15% sono invasive, cioè capaci di avere un impatto reale sull’ambiente o sull’economia.

Ecco alcuni esempi concreti:

  • la nutria, originaria del Sud America, è stata introdotta per l’allevamento delle pellicce, ma molti individui sono scappati o sono stati liberati. Oggi vive lungo fiumi e zone umide del Centro e Nord Italia. Scava tane negli argini, danneggia coltivazioni e habitat naturali, e i danni stimati raggiungono milioni di euro all’anno;
  • la zanzara tigre, arrivata dall’Asia con il commercio internazionale, è ormai presente in quasi tutta la Penisola. Oltre a darci fastidio in estate, può essere vettore di malattie come dengue o Chikungunya, rendendo necessario un costante monitoraggio sanitario;
  • la testuggine palustre americana, venduta come animale domestico, una volta liberata compete con le testuggini locali, rubando cibo e spazi vitali. È un esempio chiaro di come il nostro comportamento possa creare nuovi problemi ecologici;
  • il granchio blu, originario dell’Atlantico occidentale, si è ormai stabilito soprattutto nel Delta del Po. Mangia pesci, molluschi e altre specie locali, modificando le praterie subacquee e riducendo la produzione di vongole, con ripercussioni importanti per la pesca e l’acquacoltura;
  • il gambero rosso della Luisiana e le cozze zebra, crostacei d’acqua dolce, stanno colonizzando fiumi e laghi, alterando gli equilibri naturali e creando problemi anche alle infrastrutture, come impianti di captazione dell’acqua;
  • piante come l’ambrosia, la robinia o la canna comune crescono rapidamente, soffocando altre specie e modificando habitat naturali o coltivati. L’ambrosia, ad esempio, è anche fonte di allergie molto diffuse;
  • lo scoiattolo grigio nordamericano sta colonizzando alcune zone del Nord Italia, competendo con lo scoiattolo rosso europeo e cambiando le dinamiche dei boschi urbani e periurbani;
  • specie marine provenienti dal Mediterraneo orientale, come il pesce leone o il pesce palla argenteo, arrivano tramite il Canale di Suez. Alcune mangiano pesci locali, altre contengono tossine pericolose se ingerite, altre ancora modificano le praterie di alghe.

Questi esempi italiani mostrano la complessità e la varietà delle specie aliene invasive che oggi coesistono con gli ecosistemi autoctoni: dai fiumi alle coste marine, dai giardini cittadini alle zone umide. È un fenomeno multidimensionale, che coinvolge biodiversità, economia, salute pubblica e gestione del territorio e che richiede un costante monitoraggio scientifico, strategie di prevenzione e una cittadinanza informata e responsabile.

Perché le specie invasive aumentano?

La diffusione delle IAS dipende da diversi fattori:

  • globalizzazione e commercio: merci, navi e aeroplani trasportano piante e animali in posti lontani da casa loro;
  • cambiamenti climatici: temperature più calde o precipitazioni diverse permettono a specie tropicali o subtropicali di vivere in zone che prima non erano adatte;
  • modifiche del territorio: ambienti degradati o frammentati diventano più vulnerabili a nuove specie.

In molti casi, questi fattori agiscono insieme: ad esempio, una specie portata da un’altra parte del mondo può trovare condizioni climatiche favorevoli e spazi liberi per insediarsi. La gestione delle specie invasive è possibile, ma richiede attenzione e collaborazione. Alcune strategie efficaci:

  • prevenzione: controllare l’ingresso di nuove specie, ad esempio nei porti, nei mercati e nelle importazioni;
  • monitoraggio: rilevare subito nuove specie e capire dove si diffondono;
  • gestione attiva: ridurre popolazioni invasive con metodi ecologici e mirati, evitando impatti maggiori;
  • sensibilizzazione: educare cittadini, pescatori, agricoltori e turisti sull’importanza di non abbandonare piante e animali o di non introdurre specie in natura.

Le specie aliene invasive sono “ospiti non invitati” che, una volta arrivati nei nostri fiumi, mari, boschi o città, possono cambiare drasticamente gli ambienti in cui viviamo. Sono una minaccia per la biodiversità, per l’economia e, in alcuni casi, per la nostra salute.

Conoscere il fenomeno, capire le dinamiche e promuovere comportamenti responsabili è fondamentale.

Ogni piccolo gesto – dall’attenzione a ciò che compriamo e liberiamo in natura fino al monitoraggio delle specie nei nostri territori – può fare la differenza per proteggere la natura e i servizi ecosistemici di cui tutti beneficiamo.