Approvato il DDL Mare: un passo importante per il futuro del Mediterraneo.
11 Maggio 2026
Politiche ambientali
La Legge 7 maggio 2026, n. 70, sulla “Valorizzazione della risorsa mare”, nota come DDL Mare, è stata approvata in via definitiva dalla Camera il 29 aprile 2026, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 9 maggio 2026 ed entrata in vigore il 10 maggio 2026. Il provvedimento mira a valorizzare le risorse marittime, semplificare le norme per la nautica da diporto e istituire la “zona contigua”, compiendo un passo importante verso una visione più moderna, coordinata e strategica del patrimonio marino nazionale.
Il provvedimento, che rappresenta un passaggio significativo nella costruzione di una nuova cultura del mare, introduce nuove disposizioni che riguardano ambiente, pesca, nautica, turismo marittimo, biodiversità, attività subacquee e tutela degli ecosistemi. Una legge ampia e articolata, che riporta al centro dell’attenzione pubblica temi fondamentali come la tutela degli ecosistemi marini, la salvaguardia della biodiversità, la sostenibilità della pesca, la protezione della Posidonia oceanica e la valorizzazione del patrimonio archeologico sommerso, da sempre cari ad Ambiente Mare Italia.
Il mare non è solo una risorsa economica, ma un ecosistema fragile da proteggere.
Uno degli aspetti più interessanti del DDL Mare è il tentativo di superare una visione frammentata delle politiche marittime italiane. Il mare viene riconosciuto non soltanto come motore economico e infrastrutturale, ma anche come patrimonio ambientale, culturale, scientifico e identitario del Paese.
Il disegno di legge punta alla valorizzazione della risorsa mare sotto il profilo ambientale, economico, sociale e culturale (art. 1).
La legge rafforza infatti il ruolo del Comitato interministeriale per le politiche del mare – CIPOM, ampliando il coordinamento tra ministeri e inserendo anche il Ministero dell’Università e della Ricerca, a testimonianza dell’importanza attribuita alla conoscenza scientifica e al monitoraggio degli ecosistemi marini.
Per troppo tempo il mare è stato considerato prevalentemente come spazio produttivo o turistico, mentre oggi emerge con forza la necessità di governarlo attraverso una visione integrata che tenga insieme economia, tutela ambientale, sicurezza, ricerca e sostenibilità.
Proteggere gli ecosistemi marini significa proteggere il nostro futuro.
Tra i temi più rilevanti del provvedimento vi è la tutela degli habitat marini sensibili, sempre più minacciati dagli effetti dei cambiamenti climatici, dall’inquinamento, dalla pressione antropica e da pratiche non sostenibili.
Il provvedimento rafforza il coordinamento delle politiche del mare e le attività di tutela ambientale e monitoraggio degli ecosistemi marini (artt. 2, 24 e seguenti).
Il DDL richiama l’importanza della protezione degli ecosistemi marini e del monitoraggio ambientale, collegandosi anche alle strategie europee sulla biodiversità e ai progetti di ripristino ecologico, tutela della biodiversità e gestione sostenibile delle risorse naturali previsti dal PNRR, come il programma MER – Marine Ecosystem Restoration.
Negli ultimi anni il Mediterraneo ha mostrato segnali sempre più evidenti di sofferenza:
- aumento delle temperature marine;
- erosione costiera;
- diffusione di specie aliene invasive;
- perdita di biodiversità;
- degrado dei fondali;
- impoverimento degli habitat costieri.
In questo scenario, parlare di tutela del mare non significa più soltanto “proteggere la natura”, ma salvaguardare equilibrio climatico, economia costiera, pesca, turismo e qualità della vita delle comunità che vivono il mare ogni giorno.


La Posidonia oceanica: il polmone verde del Mediterraneo.
Tra gli ecosistemi più preziosi del Mediterraneo ci sono le praterie di Posidonia oceanica, spesso poco conosciute ma fondamentali per la salute del mare. La Posidonia non è un’alga, ma una vera pianta marina endemica del Mediterraneo.
Le praterie di Posidonia oceanica:
- producono grandi quantità di ossigeno;
- assorbono anidride carbonica;
- contrastano l’erosione costiera;
- offrono rifugio e nursery a migliaia di specie marine;
- contribuiscono alla stabilità degli ecosistemi costieri.
Eppure questi habitat sono estremamente fragili. Uno dei principali fattori di danneggiamento è rappresentato dagli ancoraggi indiscriminati. Un’ancora può distruggere in pochi istanti porzioni di prateria che hanno impiegato decenni per svilupparsi.
Le attività nautiche e subacquee devono svolgersi nel rispetto delle normative di protezione ambientale (artt. 13-15).
Il DDL Mare introduce maggiore attenzione verso la tutela dei fondali sensibili e punta a favorire sistemi di ormeggio più sostenibili, promuovendo una gestione più responsabile delle attività nautiche e turistiche. È un tema centrale per il futuro del Mediterraneo e per tutte le associazioni che, come Ambiente Mare Italia, lavorano ogni giorno nella sensibilizzazione ambientale e nella diffusione della cultura del rispetto del mare.


Biodiversità marina e ricerca scientifica: conoscere per proteggere.
Non si può proteggere ciò che non si conosce.
Per questo uno degli aspetti più importanti della nuova legge riguarda il rafforzamento delle attività di ricerca, monitoraggio e raccolta dati sugli ecosistemi marini.
Il DDL Mare rafforza il ruolo della ricerca scientifica e del monitoraggio ambientale nelle politiche del mare (artt. 2 e 24).
La biodiversità marina italiana rappresenta uno dei patrimoni naturali più ricchi d’Europa, ma anche uno dei più vulnerabili. Dalle praterie sommerse ai fondali coralligeni, dalle aree di riproduzione dei pesci agli habitat costieri, il Mediterraneo custodisce ecosistemi delicatissimi che richiedono attenzione costante e politiche fondate sulla scienza. Il collegamento tra governance del mare e mondo della ricerca rappresenta uno dei segnali più interessanti introdotti dal DDL.
La conoscenza scientifica diventa infatti uno strumento essenziale per:
- prevenire il degrado ambientale;
- pianificare la tutela delle aree sensibili;
- contrastare gli effetti del cambiamento climatico;
- gestire in modo sostenibile le risorse marine.


Pesca sostenibile: tutelare il mare e chi vive di mare.
Il provvedimento introduce anche misure dedicate al comparto della pesca, con interventi sociali e previdenziali attesi da tempo dal settore.
Il provvedimento introduce misure di sostegno e tutela per il comparto della pesca (artt. 30-33).
La sfida, oggi, è trovare un equilibrio tra sostenibilità ambientale e sostenibilità economica. I pescatori rappresentano spesso i primi custodi del mare. Proteggere gli ecosistemi non significa penalizzare chi vive di pesca, ma costruire condizioni che permettano alle risorse marine di rigenerarsi nel tempo, garantendo futuro alle comunità costiere.
In un Mediterraneo sempre più fragile, sostenere pratiche di pesca responsabile significa:
- difendere biodiversità e stock ittici;
- contrastare sfruttamento eccessivo delle risorse;
- tutelare lavoro, tradizioni e identità marinare.

Turismo marittimo e subacqueo: verso una fruizione più responsabile del mare.
Il DDL interviene anche sulle attività subacquee e sul turismo marittimo, introducendo norme che rafforzano sicurezza, tutela ambientale e protezione del patrimonio culturale sommerso.
Le immersioni subacquee dovranno svolgersi nel rispetto delle normative ambientali e culturali (art. 13-15), con particolare attenzione alla salvaguardia dei siti archeologici sommersi e degli habitat marini più delicati.
Si tratta di un passaggio importante perché il turismo del mare può diventare una straordinaria opportunità di educazione ambientale, valorizzazione territoriale e promozione della cultura marinara, purché venga sviluppato secondo criteri di sostenibilità.
Il mare come responsabilità collettiva.
L’approvazione del DDL Mare non rappresenta un punto di arrivo, ma un punto di partenza.
Molto dipenderà dall’attuazione concreta delle norme, dai controlli, dagli investimenti nella ricerca, dalla capacità di rafforzare realmente la tutela ambientale e dalla partecipazione attiva di cittadini, associazioni, istituzioni, imprese e comunità costiere.
“La tutela del mare costituisce interesse strategico nazionale.”
Il mare italiano è uno straordinario patrimonio naturale, culturale ed economico. Proteggerlo significa proteggere biodiversità, paesaggi, lavoro, storia e futuro.
Ed è proprio da questa consapevolezza che deve nascere una nuova cultura del mare: più sostenibile, più responsabile, più attenta agli ecosistemi e alle future generazioni.
“Se lo conosci lo AMI, se lo AMI lo proteggi”.
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